Le coccole

LE COCCOLE: PARLIAMONE DAVVERO

Il cane non è un primate.
Non nasce da una madre che lo abbraccia e lo riempie di carezze come facciamo noi.
La madre lecca, pulisce, stimola, regola…
Il contatto esiste, certo, ma non è affetto romantico, È FUNZIONE.
Eppure è innegabile: a molti cani i nostri tocchi piacciono.
Chi più, chi meno.
La domanda però non è “gli piace?”.
è: “CHE SIGNIFICATO HA PER LUI”?
●Per alcuni è regolazione.
●Per altri è conferma sociale.
●Per altri ancora è una richiesta continua, quasi una stampella emotiva.

NON TUTTI I CANI SONO UGUALI.
E non tutte le relazioni reggono lo stesso tipo di contatto.
●Se le coccole abbassano l’attivazione, aiutano.
●Se la alzano, no.
●Se creano autonomia, bene.
●Se creano dipendenza, abbiamo un problema.
E poi c’è un altro punto che spesso viene ignorato:
CHI PRENDE L’INIZIATIVA?
Con molti cani equilibrati non è una questione centrale e quindi ha poca importanza: il cane può chiedere, il proprietario valuta, concede o no. Fine.
Ma con altri soggetti l’iniziativa cambia completamente il peso della dinamica.
Perché il contatto è gestione della distanza.
E la gestione della distanza è gestione della relazione.
Se è sempre il cane a infilarsi sotto la mano, a pretendere, a decidere quando iniziare e quando finire, non sta solo “chiedendo coccole”, sta strutturando un assetto.
Con questi cani la guida deve poter iniziare, interrompere, modulare.
Non per dominio folkloristico.
Per COERENZA RELAZIONALE.
Il contatto è una risorsa, e le risorse hanno un valore sociale.
Quando il cane è insicuro, iperattaccato, possessivo o fatica a gestire la distanza, lasciare a lui l’iniziativa costante crea ambiguità.
E con certi cani l’ambiguità non è mai neutra.
Non sto dicendo di togliere affetto, oltre ad essere una cosa stupida da fare, sarebbe impossibile.
Sto dicendo di DARGLI SENSO.
Perché per i cani l’affetto è un linguaggio.
E ogni linguaggio ha una grammatica.

Grazie Belle (african village dog) ❤️